Norbert Feher, meglio conosciuto come “Igor il russo“, il killer di Budrio che per mesi è stato oggetto di una gigantesca caccia all’uomo nel Ferrarese, secondo fonti di NewsMediaset è stato arrestato in Spagna, nei pressi di Saragozza, dove si era rifugiato durante la sua lunga fuga. Il fermo, riferiscono i carabinieri di Bologna, è avvenuto durante una sparatoria nella quale sono morti due militari e un civile.

La località della cattura si trova nella zone di El Ventorrillo, tra le città di Terruel in Andorra ed Albalete del Arzobispo, a sud di Saragozza.

Le vittime, riferisce il quotidiano spagnolo El Pais, sono i due agenti della guardia civil (Victor Romero Perez, 30 anni, e Victor Jeus Caballero Espinosa, 38 anni) che facevano parte di una squadra del distaccamento di Alcaniz dedicata ad indagini sui furti nell’ambiente rurale, come fattorie o allevamenti di bestiame. Entrambi erano senza uniforme. La terza vittima è José Luis Iranzo, un proprietario di ranch che stava accompagnando i due agenti alla ricerca di un uomo che il 5 dicembre aveva assaltato una fattoria ad Albalate del Arzobispo e che aveva ferito due persone. Quel giorno un uomo di 72 anni aveva tentato di entrare nella sua casa di campagna, accompagnato da un fabbro, per cambiare la serratura che da alcuni giorni risultava bloccata. I due erano quindi stati sorpresi da un uomo, probabilmente Igor, che gli ha sparato a bruciapelo, ferendo il fabbro a un braccio e il proprietario della casa nel fianco.

“Era in uniforme e armato” – Al momento della cattura, “Igor il russo” era “vestito in uniforme e pesantemente armato” con le armi rubate agli agenti della Guardia Civil uccisi ieri sera in una sparatoria. Lo riferiscono fonti dell’inchiesta citate da El Mundo online. Le stesse fonti sostengono che l’uomo “sapeva dove sparare perché ha ferito mortalmente le due guardie nonostante indossassero giubbotti antiproiettile. Gli agenti non hanno avuto il tempo di sparare”.

La polizia conferma: “Impronte digitali sono di Igor” – La polizia scientifica italiana, secondo quanto riferisce l’Ansa, ha concluso positivamente il riscontro delle impronte digitali rilevate ad “Igor il russo” e immesse dalla guardia civil nella banca dati europea Afis con quelle già in possesso della polizia italiana. Il riscontro ha dato esito largamente positivo, confermando definitivamente che la persona arrestata è proprio quella ricercata per gli omicidi commessi a Budrio (Bologna) e Portomaggiore (Ferrara), avvenuti rispettivamente il primo e l’otto aprile scorsi.

La procura della Repubblica di Bologna, coordinando i carabinieri del Ros e del comando provinciale di Bologna e Ferrara, aveva da tempo svolto un’attività di indagine con rogatorie in Spagna, avendo trovato riscontri sulla presenza del ricercato, di origine serba. Altre indagini sono state fatte proprio in Serbia, in Austria e Francia, con trasferte degli investigatori, di concerto anche con le autorità di polizia spagnole. Minniti: “Grazie ad autorità spagnole e ai carabinieri” – “Un ringraziamento alle autorità spagnole, all’arma dei carabinieri e il pensiero va alle vittime di Budrio e alle vittime in Spagna”. Così il ministro dell’Interno, Marco Minniti, commenta l’arresto di Igor il russo in Spagna.

Gli omicidi e la lunga latitanza – Dopo nove mesi, termina così in Spagna la latitanza di Norbert Feher (alias “Igor il russo”). Noto anche come il killer di Budrio, il serbo era ricercato per gli omicidi del barista di Budrio Davide Fabbri e della guardia ecologica volontaria Valerio Verri e sospettato anche dell’uccisione del metronotte Salvatore Chianese avvenuta nel 2015.

I primi fatti di sangue risalgono alla sera dell’1 aprile, quando una persona armata di fucile e di una pistola (risultata rubata due giorni prima ad una guardia giurata) fece irruzione in un bar di Riccardina di Budrio e, nel tentativo di rubare l’incasso della giornata, uccise con un colpo il titolare Davide Fabbri dopo aver minacciato la moglie. Una settimana dopo, il 7 aprile, avvenne il primo avvistamento durante un controllo a Portomaggiore, nel ferrarese. Le due guardie ambientali di pattuglia vennero prese d’assalto dalla furia del killer che sparò sei colpi di pistola mettendone a segno 5, uccidendo il volontario Valerio Verri e ferendo gravemente il collega Marco Ravaglia.

La sua fugga tenne per settimane sotto scacco centinaia di carabinieri e uomini delle forse dell’ordine che gli davano la caccia. Intervennero anche i servizi speciali che lo cercarono giorno e notte tra le campagne di Bologna, Ferrara e Ravenna, con l’ausilio di cani molecolari, elicotteri e droni ma senza successo.