Un fiume rosso e giallo in piena. Centinaia di migliaia di persone – 350mila per la polizia, 950mila per gli organizzatori – hanno invaso il centro di Barcellona con le bandiere spagnole in mano per opporsi ai piani del presidente catalano Carles Puigdemont di proclamare, forse già martedì, l’indipendenza.

Ma Puigdemont non arretra: “La dichiarazione di indipendenza è prevista dalla legge del referendum come applicazione dei risultati: applicheremo quanto dice la legge”, ha ribadito in un’intervista registrata nei giorni scorsi e andata in onda stasera su Tv3. Ma la situazione cambia di ora in ora e le parole di ieri potrebbero essere già superate. Per la Catalogna sono le 48 ore più difficili.

“In difesa della democrazia, della Costituzione e della libertà. Preserveremo l’unità della Spagna. Non siete soli”. E’ il tweet del premier spagnolo Mariano Rajoy nel giorno della mega marcia a Barcellona contro la secessione.

Fra gli slogan cantanti dalla folla, i più popolari contro il presidente catalano (“Puigdemont in prigione!”) e contro il capo della polizia catalana dei Mossos (“Trapero traditore!”). Secondo Tv3, si tratta della più grande manifestazione unionista mai svoltasi a Barcellona.

“La passione può essere pericolosa quando la muove il fanatismo e il razzismo. La peggiore di tutte è la passione nazionalista”: con queste parole il premio Nobel per la Letteratura, Mario Vargas Llosa, ha chiuso la grande manifestazione di Barcellona contro la secessione che ha attirato oltre un milione di persone, secondo gli organizzatori, 350.000 secondo la polizia catalana. Scambiando alcune battute con l’ANSA, Vargas Llosa ha detto che il messaggio di oggi al mondo è il seguente: “Un’immensa massa di catalani non accetta di vedersi imposto un golpe e scende in strada per la legalità e per la libertà”.

Il leader di Podemos Pablo Iglesias è stato contestato da 50 oppositori dell’indipendenza catalana alla stazione di Barcellona Sants. Gli unionisti, giunti per partecipare la grande marcia anti-indipendenza, hanno fischiato e urlato “fuera, fuera!” a Iglesias che stava per prendere il treno per Madrid. Il leader di Podemos, sostenitore di un dialogo fra Madrid e Barcellona, su twitter ha scritto che “ogni politico deve aspettarsi che lo fischino. Oggi è toccato a me. Finché non c’è violenza va bene”..

Il tema della manifestazione è ‘Prou! Recuperem el seny’, cioé ‘Basta! Recuperiamo il buon senso’, e hanno aderito i popolari del premier Mariano Rajoy e i centristi di Ciudadanos. Il Partito socialista catalano (Psc) ha invitato i suoi militanti e simpatizzanti a parteciparvi. La manifestazione odierna si verifica 24 ore dopo una serie di mobilitazioni inedite e pressoché spontanee, in tutta Spagna, per chiedere ai due protagonisti della crisi, Rajoy e Puigdemont, di parlarsi, dopo settimane di muro contro muro.

In un incontro riservato ieri a Girona, il presidente del Cercle d’Economia Juan José Brugera, che rappresenta il gotha dell’economia catalana, ha chiesto al presidente della Catalogna Carles Puigdemont di fare marcia indietro perché l’indipendenza rappresenterebbe “una bomba per l’economia catalana”. Come scrive La Vanguardia, Brugero ha spiegato al President che “gli stessi cittadini, con il panico bancario degli ultimi giorni, ritirando contanti, cambiando conto ed entità, hanno creduto che l’indipendenza (Dui) sia possibile, hanno anticipato analisti ed investitori e hanno messo sul tavolo le conseguenze. I mercati seguiranno”. Secondo il quotidiano di Barcellona Brugero avrebbe chiesto a Puigdemont di annunciare una rinuncia immediata ad una Dui prima della riapertura dell’attività economica domani mattina.