Il Napoli non riesce proprio a cambiare marcia in questo girone B di Champions Leaguedall’andamento sempre più strano. Dopo le due vittorie su due e l’unico punto nelle due sfide contro il Besiktas, gli azzurri non vanno oltre lo 0-0 in casa contro la Dinamo Kiev(già fuori da ogni obiettivo europeo). Un risultato che costringe Sarri a non potersi permettere una sconfitta nella trasferta in Portogallo contro il Benfica per agguantare la qualificazione agli ottavi.

Certo, a conti fatti, vincere avrebbe “solo” dato più chance in ottica primo posto ma è la prestazione a lasciare cattivi presagi ad ambiente e tifosi. Perché questo Napoli è parente lontano di quello adrenalinico che Sarri ha impostato a partire dalla stagione scorsa, ed è solo ripetitivo ricordare quanto manchi Milik: i numeri danno ragione ai partenpei (nei tiri, nel possesso palla, nei calci d’angolo) ma se Rudko non deve sfoderare più di un paio di uscite e qualche comoda parata, le colpe vanno oltre l’assenza di un centravanti.

Gabbiadini ci ha anche provato a dare la scossa ma senza grossi risultati: è sembrata più una mancanza di convinzione e aggressività come se la rimonta del Besiktas nell’altra partita del girone avesse tolto stimoli alla partita. Se fosse così, peccato imperdonabile in campo europeo come sottolineano i fischi finali del San Paolo. Tutto rinviato al 6 dicembre, quindi: e senza il miglior Napoli, lo spettro dell’Europa League si farebbe molto più concreto.

Sarri non rischia Gabbiadini, conferma Diawara e riporta Albiol a fianco di Koulibaly per fermare l’emorragia dei gol presi in Europa. Se la retroguardia fa il suo dovere, anche per la scarsa pericolosità degli ucraini, davanti le cose si fanno interessanti solo nei primi venticinque minuti, cioè fino a quando la Dinamo non prende le misure alle verticalizzazioni azzurre. Al 4′ e al 17′ due azioni fotocopia del Napoli, con Mertenslanciato in velocità da un lato e dall’altro dell’area ma entrambe le volte fermato da Rutko in uscita tanto spericolata quanto efficace. Sei minuti più tardi, è Insigne ad involarsi verso la porta ma inciampa sul più bello. E con lui inciampa anche la squadra, visto che pian piano calano concentrazione e aggressività, dando una mano agli ospiti a cui (nonostante la necessità di vincere per sperare almeno nell’Europa League) i ritmi lenti vanno bene, sino ad arrivare al doppio fischio di fine primo tempo.

La ripresa non scalda gli animi azzurri, neppure il San Paolo dà una mano agli uomini di Sarri. Non c’è convinzione, né pressing coordinato, né la consueta voglia di aggredire gli spazi. Forse è anche una questione fiisica perché, nonostante la Dinamo se ne stia rintanata dietro senza forzare i ritmi, il Napoli rimane col freno a mano tirato. Il capitano Hamsik al 66′ prova a scuotere i suoi con una botta dal limite, ma Rudko fa buona guardia. Entra anche Gabbiadini ma non partorisce altro che due tiri in due minuti, a cavallo del 74° minuto, sui quali intervengono un pizzico di sfortuna e ancora Rudko. Sono le ultime chance per sbloccare un match destinato irrimediabilmente sullo 0-0.