“Tutti mi dicono: ma chi te lo fa fare, anche se poi all’esterno benedicono l’idea del giornale on line fatto con giornalisti giovani per essere letto e visto da giovani, quelli che non hanno mai letto un giornale (quasi tutti) e piluccano le notizie sui siti. Lo ripeto: me lo fa fare la coscienza di aver avuto la fortuna di essere stato giovane quando ognuno dei miei coetanei poteva ragionevolmente sperare di realizzare il suo sogno professionale, essere messo alla prova, tentare di farcela”. Il direttore di TgLa7 Enrico Mentana su Facebook torna sulla sua idea di fondare un giornale online per dare ai giovani professionisti la possibilità di lavorare in una redazione, oggi piuttosto remota per chi si affaccia alla professione.

“Me lo fa fare la coscienza che invece oggi la crisi ha bloccato molti settori – tra cui quello del giornalismo – per cui siamo tutti garantiti fino alla pensione o fino al pre-pensionamento (non si può essere licenziati se il giornale non chiude) però per questo stesso motivo nessun editore assume più. Me lo fa fare la coscienza che in questo come negli altri settori l’attenzione di categorie, sindacati, datori di lavoro, istituzioni nazionali e locali è tutta per chi sta lavorando, per chi rischia di perdere il posto o per chi ha finito di lavorare, mai per chi vorrebbe entrare”. Il direttore in un altro post, qualche giorno fa, aveva detto ai ragazzi che avevano cominciato a mandargli un curriculum di fermarsi, che a settembre ci saranno le prime novità e che avrebbe spiegato.

Se non entra linfa nuova ogni impresa diventa decrepita, o finisce per parlare solo al suo mondo di riferimento. Per questo dico che l’informazione spesso è il racconto fatto da giornalisti sessantenni a lettori e spettatori sessantenni con modalità novecentesche. Non è offensivo, è realistico

Mentana ricorda che “per anni ho proposto che almeno nelle categorie meglio remunerate, dove ormai di tenta di lavorare fino a oltre settant’anni, si stabilisse un patto generazionale per cui chi lavora oltre i sessanta comincia progressivamente a devolvere una parte dei suoi emolumenti all’assunzione di giovani (non dei figli o dei protetti). Sorrisi di compatimento, e basta. Eppure non è solo questione di generosità: io credo che un giornalista, un avvocato, un magistrato, un manager, un docente ultrasessantenne in molti casi non abbiano più le coordinate culturali e sociali per trattare di materie proprie del nuovo mondo globalizzato e digitale”.

“Se non entra linfa nuova – continua Mentana – ogni impresa diventa decrepita, o finisce per parlare solo al suo mondo di riferimento. Per questo dico che l’informazione spesso è il racconto fatto da giornalisti sessantenni a lettori e spettatori sessantenni con modalità novecentesche. Non è offensivo, è realistico. Faccio spesso l’esempio dei negozi d’antiquariato, luoghi bellissimi curati da persone di gran gusto per clienti raffinati, e che si possono permettere spese ingenti. Ma non ci troverete mai un giovane”.

“I giovani”, conclude poi il direttore di Tg La7, “vanno all’Ikea, per ragioni culturali prima ancora che economiche. Le stesse per cui non vanno all’edicola. Allora davvero ho messo il cuore oltre l’ostacolo: smuoviamo le acque, se va bene costringeremo con il buon esempio altri a prendere la stessa strada. Se attorno a noi, nel mare della società, una generazione rischia di andare a fondo, non possiamo tenere i remi in barca, e neanche aiutarli a casa nostra, per poi scrivere la millesima inchiesta sui ragazzi che non fanno nulla”.

Fonte: https://www.agi.it/cronaca/enrico_mentana_giornale_online-4149710/news/2018-07-12/