ROMA – Da Hollywood – e ci sta – poteva sembrare tutto di plastica o magari di celluloide: un (gran) bel film, toccante sino all’emozione, nel quale immergersi del tutto, avendone costruito la sceneggiatura e pure la regia. E da Roma – e ci sta – standosene ad osservare l’orizzonte, si ha invece l’umana percezione che la realtà sia stata capace di stordire persino la fantasia. Volando con la testa tra le nuvole, a diecimila chilometri da terra, Aurelio De Laurentiis s’è ritrovato in quel copione buttato giù, per la prima volta, quattordici anni fa, poi ritoccato, aggiornato, arricchito sino a questa sfilata sul red carpet del campionato che ora sfila dinnanzi agli occhi, nell’autunno gioioso romano che si coglie da un terrazzo che conduce all’infinito, soprattutto in un pallone di cuoio nel quale ci sono custoditi pensieri sparsi (e confessabili). De Laurentiis torna da Los Angeles e ritrova il suo Napoli primo in classifica: cos’è, un kolossal? «Non sono sorpreso ma neanche esaltato: so bene che i conti si fanno alla fine e che certe posizioni assumono un valore assai significativo a marzo».

Sarri è un capitolo a parte…
«Io di Sarri ero innamorato prima e lo sono ancor di più oggi. Ha un gran dono: non è un rompiscatole e con lui si può parlare di tutto. Spero che resti con noi almeno dieci anni, altrimenti ce ne faremo una ragione e ne dovremmo trovare un altro. La clausola non mi preoccupa e se la salute mi assiste vedremo dei gloriosi anni azzurri».