#Fashionplacetest

D&G test superato, proviamo a fare sul serio.

E’ andato tutto liscio, l’evento durato quattro giorni, distribuito in sei luoghi tra i più rappresentativi della storia e della tradizione napoletana, si è ultimato con successo. Tra i molti incoraggiamenti e qualche fisiologico dissenso il festeggiamento dei 30 anni di attività di uno dei luxury brand più famosi al mondo ci lascia con tante suggestioni, qualche curiosità ed una importante riflessione.

Le suggestioni rimarranno a lungo nella memoria di chi c’era, ma soprattutto nel web. Materia pregiata e colori in forme preparate per Napoli, fatte scorrere magistralmente da bellezze universali, in percorsi nei quali di solito scorre tutt’altro, hanno innescato uno shock comunicativo che ha invaso la rete, assorbendo tutto, persino il primo giorno del ritiro di Dimaro.

Napoli è diventata, per qualche giorno, un’altra cosa. Grazie ai due autorevoli geni della moda, arroganti quanto basta per venire a sfidare (e sconfiggere) l’esercito di pregiudizi, abbiamo da oggi una narrazione del tutto inedita dei vicoli e degli scorci toccati dall’evento.

Le curiosità sono di varia natura, tecnica: quale sarà stato l’impatto economico dell’evento? Ed emotiva: abbiamo dimostrato di essere capaci di tutto, Napoli va di moda, oramai abbiamo scollinato.

Proviamo a sciogliere subito quella tecnica. Le città che vivono di questo, impiantano strumenti di misurazione piuttosto complessi che attingono a fonti qualificate e svolgono interviste periodiche e con criteri sempre più raffinati. Un epicentro tipo di tutto è New York che, tramite la New York City Economic Development Corporation (NYCEDC), tiene sotto controllo tutte le variabili attivate non solo dalla Fashion Week che genera un impatto di oltre 830 milioni a semestre, ma l’andamento dell’intera industria della moda[i]. In assenza di strumenti dedicati, qualunque sforzo di tirare fuori un valore darebbe un risultato in ogni caso molto approssimativo, può essere sufficiente, per ora, accontentarsi di una proxy su casi ben monitorati, New York appunto e Parigi.

A NY il rapporto tra l’impatto complessivo e le performance (sfilate più eventi collaterali) è di 1,03 milioni, a Parigi tale rapporto da un valore molto più alto. Utilizzando il dato di NY per stimare gli effetti delle quattro giornate di Napoli nelle quali si sono tenute sei performance complessive – 3 show e 3 eventi collaterali-, viene fuori un valore di 6,2 milioni. Un moltiplicatore eccellente, qualunque sia il livello di approssimazione, non essendoci stato di fatto nessun onere a carico della Città.

  NY Parigi Napoli
Sfilate 500 91 3
Eventi collaterali 308 46 3
Performance complessive 808 137 6
Impatto complessivo 831,6 400,0 6,2
Impatto per performance* 1,03 2,92 1,03

Sotto il profilo emotivo la questione è più complessa, in quanto: (1) D&G hanno scelto Napoli per i loro 30 anni di carriera, non una data qualunque quindi. La narrazione deve girare in fretta e smuovere tutto il resto altrimenti, facendo un rapido calcolo, un’altra occasione del genere ricapita nel 2046; (2) I set sono stati scelti con cura, tutte location forti che rimarranno a lungo “nell’evento D&G”, altri brand della stessa portata difficilmente utilizzeranno le medesime scenografie, per cui andrebbe predisposto un database ordinato, nel quale rappresentare le innumerevoli opzioni alternative; (3) E’ vero che ha funzionato tutto e lo spot è venuto fuori un capolavoro. Ma occorre essere pragmatici: ha funzionato tutto perché -correttamente- ci siamo fatti carico dello stretto necessario, lasciando che la loro macchina organizzativa operasse con efficacia ed in piena autonomia. Proprio come accade in tutte le Creative Cities[ii] del mondo.

Partendo da quest’ultimo punto, all’amministrazione va dato atto di aver saputo essere presente con discrezione, ma soprattutto di aver utilizzato l’approccio giusto (hand out) concedendo gli spazi e le autorizzazioni in tempi compatibili con le aspettative. Questa è forse la conferma più importante che emerge dall’evento ed il punto dal quale far partire un ragionamento diverso. L’esame superato dalla Città di Napoli va ben oltre le quattro giornate di Napoli è può diventare una lezione da apprendere e capitalizzare per il prossimo futuro. Un’amministrazione abile riesce proprio in questo: risponde con celerità, misura la propria presenza ed offre il supporto necessario affinché i privati possano sprigionare la loro esemplare efficienza.

Riflessione conclusiva: il successo dell’evento dimostra che un cambio di passo è possibile, ma per farlo davvero occorre che le amministrazioni interessate lavorino insieme mettendo da parte le diverse “visioni strategiche” e decidendo, con molto senso pratico, di ispirarsi ai casi di successo conclamati[iii] provando, senza troppo pudore, a fare esattamente lo stesso.

PS Comunque vada, credo che D&G torneranno in ogni caso prima del 2046, fonti attendibili mi dicono che sono rimasti stregati dalla pizza di Vincenzo Iannucci mangiata da Sorbillo. Su quello, ne sono certo, non abbiamo proprio nulla da imparare.

Pasquale Russiello
Pres. Fondazione WIDE per l’economia creativa

[i] http://www.nycedc.com/sites/default/files/files/infographic/Fashion%20Infographic_0.pdf
[ii] http://en.unesco.org/creative-cities/home
[iii] http://www.nycedc.com/system/files/files/resource/Fashion_study.pdf