Sono trascorsi venticinque anni dalla stagione delle stragi del 1992 eppure sembra che non si riesca a giungere a una verità definitiva. A offrire un contributo nella valutazione di quel che è accaduto è Vincenzo Zurlo che, in «Oltre la trattativa – le verità nascoste sulla morte di Paolo Borsellino tra depistaggi e bugie», con la prefazione del direttore di «Panorama», Giorgio Mulè, ragiona su quella che potrebbe essere la verità alternativa al processo che si sta celebrando a Palermo.

La copertina del libro "Oltre la trattativa"
La copertina del libro “Oltre la trattativa”

Il processo che vede imputati i vertici di «Cosa Nostra» e gli uomini delle istituzioni che l’hanno sgominata, a cominciare dal generale Mario Mori, ex comandante del ROS ed ex direttore del Sisde, il Servizio segreto civile.
Zurlo con questo libro va “Oltre” le ipotesi del teorema della cosiddetta Trattativa e spiega non solo quello che è il vero movente dell’omicidio di Paolo Borsellino, ma anche le anomalie del “Palazzo dei veleni” retto dall’allora ex procuratore capo Giammanco. Secondo l’autore, infatti, per districare la matassa bisogna far luce sull’informativa su mafia e appalti e sulla gestione che se ne fece, a partire dalla frettolosa ed anomala archiviazione a poche ore dalla morte dell’eroe di via D’Amelio, e degli uomini della scorta, con il sangue ancora caldo a terra. Come evidenziato nel testo, è questa l’unica pista seria e mai percorsa per motivare le stragi del 1992.

Una istantanea della strage di Via D'Amelio a Palermo
Una istantanea della strage di Via D’Amelio a Palermo

Si tratta di uno scenario investigativo a cui lavoravano prima Giovanni Falcone e poi Paolo Borsellino, ma che non è mai stato approfondito e sviluppato per il suo esplosivo potenziale giudiziario. L’interrogativo principale che si prospetta per il lettore è: come mai la pubblica accusa, pur al corrente dei fatti, ignorerà questi gravi indizi per seguire delle improduttive chimere?
«Oltre la trattativa» (Iuppiter Edizioni) è una controinchiesta che ha il merito di riorganizzare quanto fatto nelle sedi giudiziarie, siciliane e continentali, in cui si sono dibattute vicende di mafia dell’ultimo quarto di secolo.

L'arresto di Totò Riina sotto la foto del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa
L’arresto di Totò Riina sotto la foto del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa

Ad arricchire ancor di più l’opera, corredata anche da una folta appendice di atti giudiziari, è l’intervista che Zurlo fa ad Antonio Ingroia che finisce per essere un confronto tra chi ha fatto nascere e più ha creduto alla trattativa e chi, con la sua controinchiesta ne mina le fondamenta, tanto da portare gli esperti a ritenere che mai come in questo momento, anche mediaticamente, scricchiola l’intero processo. Una intervista a tratti irriverente, tutta da leggere, in cui l’ex magistrato antimafia, incalzato, è costretto a scaricare Massimo Ciancimino dicendo di non averlo mai definito un “simbolo dell’antimafia” ed a precisare: “Ciancimino è un dichiarante la cui attendibilità va considerata solo quando è assistita da riscontri […] C’erano dichiarazioni su cui ero dubbioso allora ed oggi lo sono ancora di più. Ad esempio la storia del signor Carlo o Franco non mi ha mai convinto.”
Chi ha ragione, quindi? Quelli che sostengono l’esistenza della Trattativa o quelli che la negano? Bisognerà attendere ancora qualche mese. Intanto l’autore, sott’ufficiale dei carabinieri, laureato in legge con specializzazione in criminologia, che ha fatto crescere il fronte del no, si prende la responsabilità di anticipare una sentenza di assoluzione evidenziando le gambe d’argilla su cui poggia il processo. Come dire, tra qualche mese l’ardua sentenza (di primo grado).

(ale. sta.)