C’è anche Roberto De Luca, figlio del governatore e assessore a Salerno, tra le persone indagate dalla Procura di Napoli nell’ambito di una complicata inchiesta che spazia dalle irregolarità nella gestione dei rifiuti alle attività dei clan camorristici, dal finanziamento illecito dei partiti alla corruzione (il reato che viene con testato a lui).

È un’inchiesta giudiziaria che si incrocia con un’inchiesta giornalistica del sito «Fanpage», i cui cronisti hanno avvicinato politici e imprenditori proponendo affari (inventati) nel settore dei rifiuti. Il direttore, Francesco Piccinini, e il giornalista Sacha Biazzo sono indagati per induzione alla corruzione; la redazione romana è stata perquisita e alcuni file sono stati sequestrati.

Perquisiti anche, nell’ambito di un altro filone dell’inchiesta, gli uffici di Luciano Passariello, consigliere regionale, membro della commissione Anticamorra e candidato al Parlamento per Fratelli d’Italia. Passariello è indagato assieme al suo stretto collaboratore Agostino Chiatto, a Carmine Damiano, al consigliere delegato della Sma Lorenzo Di Domenico e agli imprenditori Antonio Infantino, Rosario Esposito e Nunzio Perrella per un presunto accordo corruttivo in relazione ad alcuni appalti della Sma, la società in house della Regione che si occupa di ambiente.

In particolare, un appalto per lo smaltimento di fanghi provenienti da diversi siti di stoccaggio sarebbe stato affidato da Passariello e Di Domenico, con la mediazione di Chiatto e Damiano, a Infantino, Esposito e Perrella in cambio di «somme di denaro calcolate in percentuale sulla scorta dei guadagni ottenuti» dall’appalto.

Nunzio Perrella non è un imprenditore qualunque: nel 1992, infatti, fu il primo a rivelare all’allora pm Franco Roberti quanto importante fosse per la camorra l’affare dei rifiuti. Raccontò di liquami tossici sepolti molti metri sotto terra in diverse aree del Napoletano, anche in luoghi dove poi furono costruiti appartamenti. Rifiuti provenienti dall’Italsider, ma anche da regioni del Nord Italia: un tema su cui poi ha scritto anche dei libri.

Proprio Perrella, che nei mesi scorsi, dopo il termine del programma di protezione garantito ai pentiti, aveva cercato un nuovo contatto con i magistrati, è stato usato da Fanpage come «gancio» nell’inchiesta giornalistica.

«Abbiamo messo – ha raccontato il direttore del sito all’agenzia Adn Kronos – una telecamera addosso a un ex boss dei rifiuti mandandolo in giro per l’Italia a incontrare industriali e politici per prendere accordi in cambio di tangenti».

Tra i politici agganciati c’è, appunto, Roberto De Luca: non in quanto assessore al Comune di Salerno ma, a quanto pare, in quanto figlio del governatore. Perché la trappola che gli è stata tesa riguarderebbe lo smaltimento delle ecoballe, tema particolarmente caro al padre che ne ha fatto un cavallo di battaglia. «Io – racconta ancora Piccinini – ho recitato la parte di un industriale del Nord che doveva sversare dei rifiuti. Abbiamo incontrato dei camorristi che ci hanno spiegato dove sotterrare quei rifiuti, chiedendoci 30.000 euro a camion».

L’inchiesta giornalistica dovrebbe essere pubblicata tra domani e dopodomani, quella giudiziaria potrebbe presto allargarsi e inglobare i nomi di altri politici.

Coordinata direttamente dal procuratore, Giovanni Melillo, e dall’aggiunto Giuseppe Borrelli, è seguita dai sostituti Sergio Amato, Celeste Carrano, Ivana Fulco, Ilaria Sasso del Verme e Henry John Woodcock; gli accertamenti sono delegati allo Sco e alla squadra mobile di Napoli, diretti rispettivamente da Alessandro Giuliano e Luigi Rinella.

Fanpage a Corriere: «Ecco la nostra inchiesta su rifiuti e corruzione in Campania: da qui è partito tutto»

«Rifarei tutto. Altrimenti sarebbe stato meglio cambiare mestiere». È Francesco Piccinini, il direttore del sito di news Fanpage a parlare. Lo fa presentando alla stampa il primo video della loro inchiesta giornalistica sullo smaltimento illecito dei rifiuti, dalla quale è partita l’indagine della Procura di Napoli che vede coinvolte una decine di persone, tra cui politici e amministratori pubblici, e anche il figlio del governatore campano Vincenzo De Luca, Roberto, assessore a Salerno. Ma anche il direttore di Fanpage e il giornalista che ha curato l’inchiesta, Sacha Biazzo, sono indagati, con l’accusa di induzione alla corruzione. Piccinini nella sala riunioni del quotidiano online, svela che i video realizzati sono ben sette, ricavati da 900 ore di immagini girate prendendo contatti grazie a un ex boss della camorra che fingendo di volere rientrare nel giro, e accompagnato dal giornalista nella veste di factotum, ha filmato con una microcamera gli incontri con manager di società in house della Regione Campania. Pochi minuti dopo la prima puntata è on-line.

«Abbiamo rischiato la vita — aggiunge il giornalista — e la rischiamo tuttora. Abbiamo fatto il nostro dovere di giornalisti smascherando il sistema, facendo emergere quel buco nero che è lo smaltimento dei rifiuti. Un sistema che è sempre esistito e che era sotto gli occhi di tutti». «Il tutto è nato tra aprile e maggio del 2017 — racconta Piccinini — contattammo Perrella (l’ex boss di camorra che ha collaborato alla realizzazione dell’inchiesta, ndr) per un servizio sullo smaltimento di rifiuti speciali a Ferrara. Andammo sul posto, scavammo ed effettivamente trovammo dell’amianto sotterrato illecitamente. Quella fu una prova della sua affidabilità e decidemmo di approfondire la questione. Ne sono venite fuori 900 ore di girato e quello che vedrete on-line tra qualche minuto». Alla conferenza stampa erano presenti il presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti Carlo Verna, e il segretario regionale dei sindacato Claudio Silvestri