Caro ex amico, dopo quello che è accaduto ieri sera, mi sento in dovere di porgere dei sentiti ringraziamenti. Il primo va a te. Superato (perché lo abbiamo superato, è giusto che tu lo sappia) lo shock iniziale, possiamo serenamente analizzare il Napoli di oggi, una squadra diversa. Con la tua partenza hai consentito l’innesto di due macchine da guerra di fabbricazione polacca: una con molte giornate (da titolare) in una delle principali squadre d’Europa e l’altra già rodata sui campi italiani. Sostituendo un leader emotivo come te, affetto da complessi di inferiorità, dominato da sbalzi di umore e ingovernabili cali di attenzione con un automa con due sole smorfie, play (viso teso) e goal (sorriso composto) e con un treno che corre dritto, ad una velocità superiore agli avversari, non abbiamo solo fatto delle sostituzioni, ma ci siamo aperti alla contaminazione con un altro approccio, un diverso modo di scendere in campo. Ti parlo a ragion veduta, credimi, non millanto. I polacchi “ridono solo in caso di necessità (cit. Robert)” ed hanno le lacrime che gli stanno man mano scomparendo dal DNA. Ma, rispetto a noi, e a te, troppo simile a noi, credono solo nel risultato, lo puntano, lo programmano, lo inseguono e, quasi sempre, in un modo o nell’altro, lo raggiungono. Le loro prestazioni sono ciniche, del tutto indifferenti a variabili esterne, il clima non lo avvertono per nulla, il tifo fa piacere ma non distrae, il cibo lo usano per nutrirsi, considerano gli avversari tutti eguali, ostacoli da superare, e in quanto agli arbitri, stanno lì solo per fare il proprio lavoro. Ragionano in modo semplice, sanno che raggiungere un risultato, qualunque esso sia, è complicato di per sé, per cui è inutile dar peso a questioni altre.
Ti ringrazio perché andando via hai portato con te anche la tua ira, la tua gioia tanto esibita quanto effimera, la tua tensione non costruttiva. Con te, troppo simile a noi, avremmo fatto molti gol, forse più del necessario, ma non quei pochi che servono. Ci saremmo anche divertiti, ma non saremmo riusciti a liberarci dei nostri difetti atavici, a compiere quel salto di qualità necessario per avere la certezza di essere in grado farcela, la consapevolezza di essere diventati maturi per vincere. Saranno anche poche le partite giocate finora, ma il gelido, insensibile, inespressivo volto di questo Napoli mi fa sentire molto più centro-europeo nel senso più promettente del termine e molto meno laconicamente sud-americano.
Ringrazio, inoltre, il mister Sarri per la sua lungimiranza ed il coraggio di imboccare questa nuova strada, il presidente De Laurentiis per aver assecondato questo percorso ed infine te, Marotta caro, togliendoci la catena che ci teneva legati ad un calcio fatto di estro, bello da vedere, ma insufficiente per arrivare fino in fondo, ci hai dato la possibilità di capire ciò di cui veramente avevamo bisogno. Il Napoli nuovo è un gruppo giovane, serio, concentrato, un gruppo che ha capito cosa meritiamo. Ce ne faremo una ragione se sentiremo qualche coro in meno e gli abbracci non saranno più così prolungati. Per ora preferisco godermi le due sole smorfie, play e goal, e aspettare. Urlerò una sola volta, alla fine, fin quando ne avrò.

P.S. Mio caro ex amico, che la bagnacauda di cui ti stanno rimpinzando e le solenni serate trascorse a bordo di una piscina, inutilmente lussuosa, riempita con acqua della fontana ed il cui scroscio non basta per di far scivolare via i primi fischi che già ti sono stati rivolti dai nuovi feroci supporters, possano intaccare, di quel tanto che basta, il tuo labile umore e far sì che, la palla dentro, tu, troppo simile a noi, la possa buttare solo per sbaglio.

di Pasquale Russiello