È come spostare ad est di alcuni gradi tutta l’Europa: non stupisce che si infervori nel Continente il dibattito sull’opportunità o meno di mantenere l’ora legale. In Italia, c’è da più di 100 anni: venne infatti introdotta nel maggio del 1916 e partì il 4 giugno. Venne poi interrotta dal 1921 al 1939 e ripresa, seppur con qualche interruzione, durante la Seconda guerra mondiale. Si decise quindi di adottarla definitivamente nel 1965, quando il Paese si trovava in piena crisi energetica. Inizialmente, durava 4 mesi e cioé da fine maggio a fine settembre, ma nel 1981 venne estesa a 6 mesi e nel 1996, in accordo con tutta la Comunità Europea, venne fissata come data unica per il suo inizio, l’ultima domenica di marzo per terminare l’ultima domenica di ottobre.

Non tutti sono convinti

Lo spostamento delle lancette degli orologi un’ora in avanti non piace a tutti, ma finanziariamente parlando consente al Paese un minor consumo di energia elettrica che Terna, la società che gestisce la rete elettrica nazionale, stima in oltre 560 milioni di kilowattora, un quantitativo corrispondente al fabbisogno medio annuo di circa 200 mila famiglie: si tratta di un valore corrispondente a minori emissioni di C02 in atmosfera per 320 mila tonnellate. Se si considera che un kilowattora, costa in media al cliente domestico tipo circa 20,62 centesimi di euro al lordo delle imposte, la stima del risparmio energetico nel periodo di ora legale è stimato – per quest’anno – in 116 milioni di euro.

Con buona pace di chi, ad ogni cambio di orario, accusa mal di testa o una sensazione simile alla labirintite.

Se si considera un dato più ampio, e cioé considerato un lasso di tempo dal 2004 al 2017, le ultime stime indicano complessivamente un minor consumo di elettricità per il Paese di circa 8 miliardi e 540 milioni di kilowattora: un quantitativo equivalente alla richiesta di energia elettrica annua di una regione come la Sardegna. In termini economici, i cittadini hanno risparmiato in 13 anni 1 miliardo e 435 milioni di euro.

Lo vuole la Commissione Europea

Adesso quindi l’Unione europea potrebbe decidere di adottare un unico orario per tutto l’anno, dando ai singoli stati la possibilità di decidere se mantenere l’ora solare o adottare l’ora legale. La proposta annunciata dal presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, se approvata a maggioranza dai governi dell’Ue e dall’Europarlamento, diventerebbe “vincolante per tutti gli Stati membri”.

In una consultazione pubblica lanciata in estate dall’esecutivo comunitario, l’80% degli europei si è espresso a favore dell’adozione di un orario unico per tutto l’anno. “Milioni di persone hanno risposto e credono che dovrebbe essere così”, ha spiegato Juncker in un’intervista alla televisione tedesca Zdf, “la gente vuole questo e lo faremo”.

Un portavoce della Commissione ha precisato che “ciò che cambierà è l’obbligo per gli Stati membri di cambiare l’ora due volte l’anno”. I singoli Stati dovranno scegliere se adottare l’ora legale o quella solare e questa decisione sarà definitiva. In sostanza, se la proposta della Commissione sarà adottata dai governi e Europarlamento, ci sarebbe uno stop definitivo al cambio dell’ora ogni sei mesi, mentre ciascuno Stato membro dovrebbe decidere in modo definitivo se optare per l’ora legale o per quella solare. “E’ una decisione che viene presa una volta per tutte”, ha spiegato una fonte della Commissione.

Più si vive a nord, più piace

La richiesta di rinunciare all’ora solare è sostenuta da una parte importante dell’opinione pubblica dei Paesi nordici, che denunciano i danni per la salute del cambio di ora. Tra i governi dell’Ue, Finlandia, Svezia e alcuni Stati membri dell’Est si sono espressi per l’abolizione, ma non è stata registrata una maggioranza a favore. A febbraio, l’Europarlamento aveva bocciato l’ipotesi di abolire il cambio semestrale dell’ora.

Nell’Ue le disposizioni relative all’ora legale sono in vigore dal 1980 con l’obiettivo di unificare i diversi regimi nazionali allora esistenti in materia, assicurando un approccio armonizzato all’interno del mercato unico. L’attuale normativa è disciplinata dalla direttiva 2000/84/CE, che stabilisce l’obbligo degli Stati membri di passare all’ora legale l’ultima domenica di marzo e di tornare all’ora solare l’ultima domenica di ottobre.

Come votano i paesi europei

Per modificare le direttive Ue sul mercato interno, il Consiglio decide a maggioranza qualificata (55% degli Stati membri che rappresentino almeno il 65% della popolazione) e serve il via libera anche dell’Europarlamento. Nel novembre del 2017, la Finlandia aveva già chiesto al Consiglio dell’Unione Europea (l’istituzione che rappresenta i governi, ndr) di discutere una modifica della normativa in vigore per abolire il passaggio dall’ora legale all’ora solare, incontrando l’opposizione di tutti gli altri Stati membri che si erano espressi per lo status quo. Nel febbraio del 2018, l’Europarlamento ha rigettato una proposta in questo senso, sottolineando che numerosi studi scientifici “non sono riusciti a giungere a conclusioni definitive” sui danni del cambio di ora. La stessa Commissione di Jean-Claude Juncker, per bocca della commissaria ai Trasporti Violeta Bulc, in passato si era espressa contro l’ipotesi di modificare le regole in vigore, in particolare per l’impatto negativo sul mercato interno.

Fonte: https://www.agi.it/cronaca/ora_legale_europa-4332082/news/2018-09-01/