Un botta e risposta tra giornali. Uno dice una cosa, l’altro il suo opposto. Ed entrambi esagerano. Avviene da sempre, ovunque. In questo caso, in Gran Bretagna. E l’argomento della dissertazione è Napoli. Se infatti il Sun inserisce la città tra le più pericolose del mondo in una classifica fin troppo arbitraria, l’“Independent” scrive tutt’altro. In un lungo articolo a firma di Livia Hengel, infatti, il quotidiano online inglese, smentisce la tesi dei colleghi concorrenti. “Non lasciate che gli incendi sul Vesuvio vi scoraggino nel visitare Napoli”, questo il titolo del servizio.

“La città – si legge – è perseguitata dalla sua nomea di essere malfamata, dipinta da coloro che vivono in altre parti dell’Italia come luogo senza legge che è meglio evitato. I turisti che volano nell’Aeroporto Internazionale di Napoli tendono ad andare direttamente sulla costiera amalfitana”. Ma non sanno cosa si perdono: “Il capoluogo partenopeo – prosegue il pezzo – ha arte, cultura, cibo famoso in tutto il mondo e fascino immenso: dovrebbe essere invaso dai visitatori. Il fatto che non lo sia è dovuto alla sua reputazione. eppure negli ultimi anni la città ha compiuto enormi passi in avanti nel cambiare l’immagine”. Un riferimento anche ai libri di Elena Ferrante (che aumentano l’appeal di Napoli) e al sindaco Luigi de Magistris “per i suoi sforzi di rimodulare l’eco del luogo che amministra”.

Nessun luogo comune: i problemi permangono eccome. Hengel cita infatti il video di Roberto Saviano sul Vesuvio, in cui spiega come dietro gli incendi sul Vesuvio ci siano gli interessi della criminalità organizzata”. Ma, al di là delle criticità, “Non c’è mai stato un momento migliore per visitare Napoli, che negli ultimi anni si sta muovendo verso una sorta di rinascita culturale. Dal 2012, il lungomare è stato pedonalizzato, invitando le famiglie a camminare e andare in bicicletta”.

n occhio anche per i quartieri più difficili: “La cooperativa sociale di La Paranza offre visite alle catacombe di San Gennaro e gestisce altre attività culturali nel Rione Sanità, mentre “Made In Cloister” ha trasformato un chiostro del quindicesimo secolo”. Ancora:  Da un opposto all’altro: il sun stronca la città, l’Indipendent la trucca, troppo. Gli incendi non sono affatto domati come si legge e Napoli continua ad insegnare profondamente quanto non sia mai del tutto oro quel che luccica. La verità è, come sempre nel mezzo (per quanto qui si amino gli eccessi), tra luci e ombre di una città indimenticabile che porta il nome di una sirena.