NAPOLI – Medaglia d’oro per l’avvocato napoletano Lucio Varriale per l’impegno longevo di rispetto della toga, di chi la indossa e riconosce la professionalità di colleghi che hanno svolto e continuano a svolgere la, complessa ed essenziale professione forense.

Alla cerimonia di consegna delle onorificenze, che si è svolta nel Salone dei Busti di Castel Capuano, hanno partecipato, tra gli altri, Paolo Grossi, presidente della Consulta; Guido Raimondi, presidente della Corte Europea per i diritti dell’uomo, Arturo Martucci di Scarfizzi, presidente della Corte dei Conti, Franco Roberti, procuratore nazionale antimafia, Raffaele Cantone, presidente dell’autorità anticorruzione, Gennaro Migliore, sottosegretario alla Giustizia e il sindaco di Napoli Luigi de Magistris.

Nel corso della manifestazione, promossa dall’Ordine degli avvocati di Napoli,  sono stati ricordati anche alcuni dei grandi legali del foro napoletano come Giuseppe Abbamonte, Lucio Caccavale, Gerardo Marotta, Michele Spagna, giusto per citarne qualcuno, che hanno lasciato ai giovani il senso del dovere, della lealtà, della colleganza, della strenua difesa dei valori del diritto. Perché i giovani siano le sentinelle della Costituzione, siano i difensori dei deboli.

Toghe d’onore e medaglie d’oro formano un  grande ponte: la tradizione dell’avvocatura napoletana che cede il passo al presente che, a sua volta, prepara il futuro.

“Ci sono assolutamente esigenze sociali che richiedono un grande sforzo da parte dei giovani avvocati, – ha detto Varriale a margine della manifestazione –  c’è l’emergenza di difendere i diritti umani e di essere d’aiuto ai cittadini. Del resto, non sono poche le sentenze della Corte Europea dei diritti dell’Uomo che multano lo stato italiano per le inefficienze del sistema giustizia. Ecco che, allora, il ruolo dell’Avvocato diventa necessario, indispensabile per denunciare quelle mancanze.

La verità è che non esiste una società giusta. C’è una crisi delle libertà civili. Non esiste un vero diritto di difesa. L’unica difesa è assicurata da un giusto avvocato! Il giudice giudica, decide, sceglie. L’avvocato difende. Per questo c’è la necessità di una sinergia tra le parti, tra magistratura e avvocatura. Bisogna accorciare le distanze, rimuovere gli ostacoli. Uno stato è libero solo se le sue parti lo sono e credono in un lavoro di insieme diretto alla verità. Siamo tutti uguali nei diritti e nei doveri – ha concluso Varriale -, ma diversi gli uni dagli altri”.