Prima di Natale i medici di medicina generale avevano parlato di un’influenza particolarmente severa e per questo avevano lanciato l’allarme per gennaio, mese nel quale si prevedeva un aumento esponenziale dei casi. A questo si è però aggiunto l’allarme meningite, che ora sta scatenando una vera e propria psicosi. Ieri al Santobono è stata confermata un’altra diagnosi, stavolta per una ragazzina di 13 anni trasferita poi al Cotugno. «È vero — spiega il responsabile del pronto soccorso Vincenzo Tipo — che quest’anno si sta registrando qualche caso in più, ma è anche vero che moltissimi accessi per presunte meningiti sono soltanto banali influenze».

Il problema al Santobono è che la psicosi da meningite rischia di paralizzare l’attività ordinaria, già abbastanza gravosa. Una prassi, quella di correre in pronto soccorso, che mette a rischio anche la salute dei bambini. «L’ospedale — continua Tipo — è un luogo nel quale è più facile contrarre infezioni. Sarebbe bene portarli solo se strettamente necessario, dopo aver consultato il pediatra di famiglia». Il dottor Vincenzo Tipo spiega comunque che il 2016 è stato un anno con qualche emergenza in meno all’anno precedente. «Un dato correlabile anche all’assenza di due fenomeni epidemici che si sono verificati nel 2015 — dice — durante il quale si sono registrati molti casi di bronchioliti virali (a febbraio) e una forte diffusione di gastroenteriti virali (in estate). A meno di anomalie, ci aspettiamo un 2017 in cui non dovremmo avere grandi emergenze, a esclusione delle cosiddette “malattie stagionali”».

Al di là del polo pediatrico, un allarme diverso sta interessando gli altri ospedali di Napoli, che in questi giorni sono pieni di barelle. A sostenere il peso dell’emergenza è soprattutto il Cardarelli che, con un enorme sforzo da parte della direzione generale e di tutto il personale, sta comunque garantendo quotidianamente l’assistenza a centinaia di persone. Il paradosso è che proprio la capacità del Cardarelli di garantire sempre una risposta rischia di generare una crisi. Più di mille, infatti, sono stati i pazienti presi in cura al pronto soccorso dalla mezzanotte del 31 dicembre a ieri pomeriggio.

«Per fare fronte alla situazione — spiega il direttore generale Ciro Verdoliva — tutto l’ospedale sta dando il massimo. Oltre al “bed manager” istituito quest’estate abbiamo attivato una serie di contromisure straordinarie che ci hanno consentito di tenere la situazione sotto controllo». Il grosso della crisi riguarda le medicine: la novità rispetto al passato è che il problema quest’anno è stato gestito, non subito. Nella sola giornata di ieri sono stati trasferiti dodici pazienti alla lungodegenza. Ben venti sono stati dimessi, dal pronto soccorso sono stati trasferiti quattordici pazienti. Un lavoro enorme che ha permesso di arrivare a sera con solo tre barelle nella vessatissima medicina d’urgenza, rispetto alle diciassette della mattina. Verdoliva spiega che ancora una volta il Cardarelli ha saputo fare squadra, sottolineando anche il valore del supporto ricevuto dai policlinici e dal Monaldi, che hanno accolto tredici pazienti. Ora il grande timore è per le prossime festività, al Cardarelli infatti ci si aspetta un vero e proprio assalto.

In affanno anche San Paolo, Vecchio Pellegrini e San Giovanni Bosco, mentre al Loreto Mare la situazione è da «codice giallo». A fare una ricognizione della situazione è il direttore generale Elia Abbondante. È lui stesso a chiarire che nei giorni scorsi nell’arco di 24 ore si sono registrati 1.176 accessi nelle quattro strutture di pronto soccorso dell’Asl. «Ben 381 al Loreto Mare, 371 al Pellegrini, 244 al San Paolo e 180 al San Giovanni Bosco». Per Abbondante il territorio così come è organizzato «può dare molte risposte, ma i cittadini non sono abituati a rivolgersi ai distretti e alla continuità assistenziale».