Villa comunale, dopo sette mesi, riprende il restauro della Cassa Armonica. Il via libera è stato dato dal dirigente comunale Giuseppe Pulli che ha firmato la determina per autorizzare la variante al progetto e lo spostamento di risorse, circa 40 mila euro. Il provvedimento servirà per aggiornare il progetto in base alla indicazioni della soprintendenza. L’impresa che si è aggiudicata l’appalto riprenderà i lavori mercoledì prossimo. Il restauro del monumento, progettato da Enrico Alvino, era stato interrotto proprio perché la soprintendenza non aveva dato, dopo un controllo sul cantiere, l’ok alla scelta dei colori della corolla fatta dal Comune.

Palazzo San Giacomo aveva optato per una corolla con vetri bianchi. «Così era il progetto originale disegnato da Enrico Alvino» ha spiegato l’assessore comunale all’Urbanistica Carmine Piscopo. La soprintendenza, invece, consultando altre documentazioni, ha imposto il giallo e il ceruleo. Questo ha comportato la necessità della variante al progetto. Per il restauro del monumento, la cui corolla fu smontata in occasione della prima Coppa America di vela (la Cassa Armonica ospitò il palco della premiazione) il Comune ha impegnato oltre 400 mila euro.

La decisione della Soprintendenza non ha placato le polemiche, sempre molto accese, sulla Villa comunale e sulla Cassa Armomica. I comitati Progetto Napoli, CambiaMò, Cittadinanza Attiva, Assoutenti contestano la scelta e chiedono che vengano rimesse le vetrate che furono smontate. I comitati hanno organizzato anche una petizione con raccolta di firme e realizzato il dossier “Salviamo la villa dal degrado” che sono stati spediti al ministro per i beni culturali Dario Franceschini e all’Unesco.

Nel dossier di 44 pagine (realizzato dall’architetto Antonella Pane) sono allegate numerose foto – da quelle storiche a quelle contemporanee – a testimonianza della decadenza del polmone verde del lungomare. Un ampio spazio è riservato proprio alla questione Cassa armonica. I comitati ricordano la «mutilazione» della corolla in vetro policromo avvenuta nel 2012. «La rimozione – denuncia il dossier – fu giustificata dal sindaco Luigi de Magistris asserendo la necessità per la messa in sicurezza della struttura».

Ma se è così, si chiedono i firmatari del documento «come è stato possibile dare le autorizzazioni per la realizzazione di un palco, con tanto di impianto di amplificazione, per tenervi addirittura una premiazione?».

I comitati, inoltre, denunciano che «i pezzi della Cassa Armonica furono sistemati in una parte del cantiere dall’Ansaldo senza alcun tipo di protezione».

Dalla prossima settimana, inoltre, i comitati annunciano che «avvieranno la procedura per inserire la Villa comunale nella “Tentative list”, ovvero una lista di attesa nella quale convergono i beni culturali del mondo che siano forniti di una documentazione che ne attesti l’unicità. «Da questa “Lista propositiva” – spiega Pane – una volta all’anno l’Unesco attinge un certo numero di Beni culturali affinché diventino suoi

beni».
L’obiettivo dei comitati è «quello di isolare – aggiunge l’architetto – la villa Comunale dal resto del patrimonio Unesco della città per toglierla all’influenza del Comune e della soprintendenza».

Sempre i comitati Progetto Napoli, CambiaMò, Cittadinanza Attiva e Assoutenti chiederanno un incontro al prefetto Gerarda Maria Pantalone per discutere dei problemi di sicurezza all’interno della Villa Comunale. fonte: repubblica napoli