A qualche miglio da Mergellina l’eco scandaglio segnala qualcosa di grosso, “forse un relitto”, spiega Iacoletti. Gli strumenti di bordo indicano la profondità: 250 metri.

La lenza con l’amo più grosso inizia a tirare. I mulinelli elettrici rullano. I due amici issano la preda con rapidità e non senza fatica sulla barca di sette metri.

“Eravamo sicuri che fosse una cernia”. Invece i due tirano su uno squalo. Proprio così, nessun errore e tantomeno nessun dubbio. Per la precisione uno Squalo Capopiatto, un predatore che appartiene al genere Hexanchus che può raggiungere i cinque metri.

“Lo abbiamo issato sopra per slamarlo e restituirlo al mare”. Prima però l’hanno misurato: due metri e sessanta di lunghezza.

Foto di rito e poi libero. “Non capita tutti i giorni una preda del genere, solo il mare regala certe meraviglie”. Il Capopiatto è uno squalo che vive in acque tropicali e temperate a grosse profondità, sale in superficie solo di notte per cercare cibo.