È una battaglia disperata, ma Luca Materazzo ha deciso di combatterla lo stesso: vuole provare a evitare l’estradizione, anzi, addirittura a tornare in libertà. L’avvocato spagnolo che lo assiste, Maria Teresa Olmeda Sanchez, è pronta a presentare i ricorsi; ha cinque giorni di tempo per farlo e prevede che la risposta arrivi non prima di un paio di settimane. Se entro 90 giorni la procedura non si concludesse, la misura cautelare decadrebbe e l’unico indagato per quell’omicidio sarebbe rimesso in libertà: la circostanza, tuttavia, è ritenuta estremamente improbabile dagli inquirenti. Olmeda Sanchez è in contatto da ieri con i legali italiani di Materazzo, Gaetano e Maria Luigia Inserra. Insieme stanno mettendo a punto la strategia difensiva.

La strategia difensiva

Gli avvocati Inserra hanno spedito un telegramma a Luca nel carcere nel quale è detenuto, quello di Soto del Real, a una quarantina di chilometri da Madrid: hanno necessità di interloquire con lui poiché l’udienza preliminare è fissata per il 7 febbraio davanti al gup Alfonso Sabella e bisogna decidere se scegliere il processo con rito abbreviato o il dibattimento. Poiché molto difficilmente per quella data Luca sarà in Italia, è assai probabile che i suoi difensori chiedano un rinvio dell’udienza.

Il carcere spagnolo dei «Vip»

In attesa che il pool di difensori faccia le sue valutazioni, Luca Materazzo trascorre le sue giornate in quello che in Spagna viene definito un carcere modello, anzi, il carcere dei vip. Costruito 22 anni fa, dispone di più di mille celle; la maggior parte sono individuali e hanno il bagno privato, molte rimangono aperte durante le ore diurne. Negli ultimi tempi, come riferiscono alcuni siti spagnoli, ha ospitato in particolare banchieri, politici e imprenditori. Tra loro c’è Sandro Rosell, ex presidente del Barcellona, accusato di essersi impadronito di 6,5 milioni di euro (occultati a d Andorra) provenienti dalla vendita dei diritti audiovisivi di 24 partite amichevoli della nazionale brasiliana di calcio. Particolarmente rinomati i giardini e la biblioteca del carcere: i giardini hanno aiuole piene di splendidi fiori e sono curate direttamente dai detenuti; la biblioteca possiede migliaia di volumi di tutti i generi e in diverse lingue. Il carcere dispone inoltre di infermeria, scuola, impianti sportivi e ricreativi, officine dove alcuni detenuti lavorano, salone di parrucchiere, cucina, sala da pranzo, sale individuali per gli incontri con i parenti, ufficio informazioni all’esterno e «in generale — si legge sul sito del Ministero dell’Interno spagnolo — tutto ciò che permette ai detenuti di condurre una vita sociale organizzata». Il fine, proprio come in Italia, è agevolare «il reinserimento nella società una volta scontata la loro pena». Il carcere è anche all’avanguardia per quanto riguarda il rispetto dell’ambiente: grazie ai materiali e alle tecniche di costruzione impiegati, l’istituto in cui Luca Materazzo sta trascorrendo i suoi primi giorni di reclusione dopo una latitanza durata più di un anno ha abbattuto di quasi il tre per cento il consumo di elettricità.

Gli inquirenti

Gli inquirenti (il fascicolo è dei pm Francesca De Renzis e Luisanna Figliolia, con il coordinamento del procuratore aggiunto Nunzio Fragliasso) hanno intanto accertato che prima di fuggire Luca non aveva prelevato denaro dal proprio conto corrente; probabilmente aveva in casa del contante che ha portato con sè. Si indaga su una ventina di numeri di telefono contenuti nel cellulare spagnolo sequestrato, mentre si cerca di capire chi abbia aiutato il giovane durante la latitanza. Prima di fuggire Luca, col computer di un amico, aveva fatto ricerche anche su Gibilterra.

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