Lello Torchia - Bilico (2017)

Il Complesso Museale di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco, diretto da Francesca Amirante, prezioso scrigno del barocco napoletano nonché casa delle “anime pezzentelle”, ancora una volta diventa “teatro” di nuove relazioni e nuovi racconti, recitati questa volta in equilibrio sull’esile filo della fragilità terrena dell’uomo. Domani, sabato 11 novembre, alle 12, l’ipogeo della chiesa partenopea accoglierà, infatti, l’installazione site-specific “Bilico” dell’artista Lello Torchia, progetto che ha ricevuto il Matronato della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee.
Un lavoro composto da tre intensi momenti di riflessione sul sottile confine tra la vita e la morte, che coinvolge lo spettatore invitandolo a trascendere il corpo ed esplorare il concetto di evoluzione spirituale.
Come sottolinea Krista Brugnara, curatrice della mostra, già alla guida di numerose iniziative presso i più noti musei degli Stati Uniti: “Come scultore Torchia va al di là della plasticità per evocare un coinvolgimento intellettuale, senza mai essere letterale. Che sia una testa senza volto o dei piedi disarticolati, Torchia sembra sempre sfidare la visione, sia per riconoscere ciò che è familiare, sia per immaginare ciò che è ignoto. Il disegno a carbone, fatto con il suo corpo in movimento, ricorda allo spettatore che l’artista sta partecipando al viaggio che rappresenta”.
La mostra, visibile, tutti i giorni, fino all’11 dicembre, dalle 10 alle 18 e la domenica dalle 10 alle 14, ha in programma per sabato 2 dicembre una performance poetica con la partecipazione di Marco Amore, Cinzia Caputo, Gennaro Di Fraia, Aldo Ferraris, Mimmo Grasso, Wanda Marasco e Angela Schiavone. Un altro momento dell’iniziativa prevede un’incisiva performance ideata dall’attrice Clio Cipolletta per lo spazio ipogeo della chiesa.
In occasione della mostra sarà pubblicato il volume “Bilico”, a cura di Krista Brugnara, che contiene e ritrae tutte le sfaccettature del progetto corale legato all’idea di Purgatorio che è alla base della mostra omonima.