Botta e risposta tra la Ue, l’Irlanda e Apple sui benefici fiscali all’azienda californiana. L’Antitrust europeo chiede a Dublino di ‘stangare’ Cupertino per 13 miliardi di euro, l’Irlanda risponde che ricorrerà in appello. Mentre Apple in una nota spiega che la decisione “avrà profonde conseguenze sugli investimenti e posti di lavoro in Europa”. “Mai chiesto e ricevuto un trattamento speciale”,attacca Tim Cook, a.d. di Apple in un messaggio alla comunità Apple in Europa, mentre un portavoce del Tesoro americano manda un avvertimento: la decisione dell’Ue “potrebbe minacciare gli investimenti stranieri, il clima degli affari in Europa, e l’importante spirito della partnership economica tra Usa e Ue”.

Siamo “in profondo disaccordo con la Commissione” europea sulla pesante penale inflitta a Apple per il trattamento fiscale ottenuto sull’isola, afferma il ministro delle Finanze irlandese, Michael Noonan, in una nota ripresa dalla Bbc. “Tale decisione – annuncia – non mi lascia altra scelta che cercare l’appoggio del governo per fare appello” dinanzi alla Corte europea affinché sia rovesciata.

“La Ue punta a riscrivere la storia di Apple in Europa, ignorare le leggi fiscali dell’Irlanda e rovesciare il sistema fiscale internazionale”, scrive l’azienda guidata da Tim Cook -. Il caso della Commissione non riguarda l’ammontare delle tasse che paga Apple, ma quale governo incassa i soldi”. La decisione, avverte il colosso informatico, “avrà profonde conseguenze sugli investimenti e posti di lavoro in Europa”. Apple “paga tutte le tasse, faremo appello e siamo fiduciosi di vincere”.

Secondo l’Antitrust Ue, l’Irlanda ha garantito a Cupertino la cifra record fino a 13mld di euro di benefici fiscali illegali secondo le regole Ue sugli aiuti di Stato e Dublino deve ora recuperarli. L’accordo fiscale con l’Irlanda, ha affermato la commissaria Ue alla concorrenza Margrethe Vestager, ha consentito a Cupertino di pagare imposte di appena l’1% sui profitti Ue nel 2003, scese addirittura allo 0,005% nel 2014.

La Commissione Ue può chiedere di recuperare aiuti di stato illegali per un periodo di 10 anni retroattivo a partire dalla prima richiesta di informazioni inviata alla Apple, che è avvenuta nel 2013. Ora l’Irlanda deve recuperare le tasse non pagate da Cupertino per gli anni che vanno “dal 2013 al al 2014, fino a 13mld di euro più interessi”. Di fatto, il trattamento fiscale riservato alla Apple da Dublino le ha consentito per anni di evitare di pagare le tasse sui profitti generati dalle vendite nell’interno mercato unico Ue, grazie alla decisione presa dalla società di registrare tutte le vendite in Irlanda, invece che nei paesi Ue dove i prodotti erano effettivamente venduti.

Questa struttura fiscale, però, spiega la Commissione, è “tuttavia al di fuori della competenze del controllo Ue sugli aiuti di stato”, per questo “se altri Paesi” europei ora “richiedessero a Apple di pagare più tasse sui profitti” relative allo stesso periodo temporale sotto le loro regole fiscali “questo ridurrebbe la somma da recuperare per l’Irlanda”.

“Questa non è una multa ma sono tasse non pagate, è una differenza molto importante. Personalmente – ha aggiunto ironicamente la responsabile dell’Antitrust Ue – mi sarei sentita in dovere di dare una seconda occhiata alla mia fattura fiscale se le mie tasse fossero scese allo 0,005%”.

Vesteger ha poi spiegato che “spettera al 100% all’Irlanda decidere se fare ricorso o meno” contro la decisione, aggiungendo che se altri Paesi Ue o terzi richiedessero in base alla loro legislazione il recupero delle tasse inevase sui prodotti venduti sul loro territorio la cifra per l’Irlanda diminuirebbe. Lo stesso dicasi se parte di questi profitti non tassati andassero per ricerca e sviluppo negli Usa, ha aggiunto Vestager.

“Con gli Usa – ha poi sottolineato la Commissaria Ue – condividiamo lo stesso approccio di Ocse e G20 nella lotta all’evasione fiscale e gli stessi valori di una tassazione equa nei confronti dei cittadini”.